Welfare

Per il Welfare della Regione: una Proposta Possibile

Siamo abituati a vedere ed a pensare il welfare in molti modi, ed a questa parola spesso ne associamo altre che secondo la nostra sensibilità descrivono in maniera più adeguata cosa per noi é o dovrebbe essere il benessere sociale: assistenza, se pensiamo alla lotta alla povertà od al bisogno estremo; previdenza, se riteniamo più rilevanti le politiche del lavoro e della occupazione; mutualismo se la sanità pubblica ed universalistica ci appare come il segno più rilevante della presenza dello stato sociale nel nostro Paese. Tutto questo ha radici lontane, che affondano nella storia del welfare state in Occidente, sopratutto in Europa, ma sopratutto danno conto della complessità del tema e, principalmente, del fatto che ognuno di questi ambiti (previdenza, assistenza, mutualità) é una faccia della stessa figura.

Senza tuttavia avventurarci nella giungla dei modelli e dei regimi di welfare passati e presenti, occorre sottolineare un aspetto del welfare che da una ventina d’anni a questa parte si sta imponendo
in Europa e, seppure con qualche ritardo, anche nella nostra Italia tartassata dalla crisi: il welfare state non é solo fatto di interventi pubblici nei confronti della totalità dei soggetti titolari dei diritti
di cittadinanza, ma contiene in sé anche iniziative private che tentano di fornire protezione sociale a gruppi distinti di cittadini che versano in varie situazioni di bisogno.

Sopratutto ora che lo Stato deve fare i conti con le politiche di bilancio comunitarie e con le limitazioni che hanno anche assunto rilievo costituzionale, stanno emergendo realtà private o semiprivate di finanziamento della protezione sociale selettiva.

Intorno a queste esperienze, che ormai fanno parte stabilmente del welfare di alcune regioni italiane, può essere costruita una proposta utile per il welfare della Regione Umbria.

Gli attori cui potrebbero essere affidate tali iniziative di welfare, verificando se in tal senso possono essere utilizzati i fondi europei, potrebbero essere una Fondazione, compartecipata dalle istituzioni
locali (Comuni, Regione), dalle parti sociali (CCIA, Camera del Lavoro, OO.SS.) e da alcuni istituti di credito, ed inoltre le ormai gloriose Società Operaie di Mutuo Soccorso presenti sul territorio.

Non trattandosi di una iniziativa pubblica finanziata dalla fiscalità generale non può ovviamente dirigersi verso la generalità dei cittadini umbri; i soggetti beneficiari dovrebbero essere inclusi nelle seguenti categorie:

• i lavoratori interessati alle procedure di integrazione salariale;
• i soggetti più deboli della società (bambini, anziani, donne) che versano in particolari situazioni di disagio sociale che impediscono l’accesso ai servizi del SSN;
• soggetti o nuclei familiari oberati da situazioni di forte indebitamento;
• giovani imprenditori alla ricerca di finanziamenti per avviare un’impresa.

Gli strumenti di intervento, consistenti in trasferimenti di risorse economiche o in sostegno all’accesso a servizi socio-sanitari, erogati attraverso la Fondazione od attraverso la mutualità delle SOMS, potrebbero essere i seguenti:

1. GARANZIA LAVORATORI CIGS: si tratterebbe di fornire la propria garanzia alle banche, materialmente erogatrici del credito, per l’anticipazione di un numero definito di mensilità degli ammortizzatori sociali nei confronti dei lavoratori assunti presso imprese umbre autorizzate al ricorso alla CIG straordinaria ed in deroga, ed ai contratti di solidarietà, e che siano in attesa della corresponsione dell’indennità da parte dell’INPS, la quale può erogare solo successivamente al decreto autorizzato del Ministero o della Regione stessa e quindi svariati mesi dopo la sospensione della retribuzione in favore di tali lavoratori;

2. MICROCREDITO SOCIALE: si tratterebbe di fornire la propria garanzia fideiussoria alle banche allo scopo di agevolare l’accesso a forme di microcredito a lavoratori in situazioni di temporanea difficoltà economica che risiedono o lavorano nel territorio regionale, e che non hanno autonomamente i requisiti per accedere ad altre forme di credito, per far fronte a spese necessarie per la persona e la famiglia: abitazione, sanità, istruzione, affitto od allo scopo di superare situazioni di forte indebitamento familiare ad esempio legate al mutuo;

3. MICROCREDITO D’IMPRESA: in questo caso potrebbero configurarsi due strumenti:

A) si tratterebbe di fornire garanzia presso gli istituti di credito convenzionati che materialmente erogano il prestito in favore di soggetti in situazioni di temporanea difficoltà economico-lavorativa con capacità e/o validi progetti imprenditoriali ma escluse dai tradizionali canali di credito al fine di avviare o sviluppare attività di lavoro autonomo o di microimpresa in forma individuale nel territorio regionale;

B) anche qui si tratterebbe di fornire garanzia presso gli istituti di credito che materialmente erogano il prestito in favore di giovani imprenditori, dai 18 ai 35 anni, che hanno avviato un’attività economica negli ultimi 2 anni, oppure vogliono avviare ora una nuova attività nel territori regionale ed inoltre si tratterebbe della fornitura di servizi ausiliari obbligatori finalizzati alla facilitazione all’accesso al credito ordinario della società ed al tutoraggio nella fase di start-up dell’azienda;

4. MUTUALITA’: lo strumento si caratterizzerebbe come piano sanitario integrativo rivolto a famiglie i cui membri non hanno accesso alla prevenzione sanitaria perché privi di reddito e risorse, per permettere loro di farsi carico di prestazioni odontoiatriche per i figli, di screening oncologico per le donne e di assistenza domiciliare per gli anziani: prevenzione odontoiatrica e igiene dentale per i minori tra i 6 e gli 11 anni; prevenzione oncologica per le donne a partire dai 25 anni; assistenza domiciliare per gli anziani fino ai 75 anni d’età. Lo strumento verrebbe attuato tramite un pool di partners attivi nei vari ambiti sanitari interessati e sarebbe gestito dalla SOMS coinvolta nel progetto, verso la quale sarebbero indirizzati gli utenti interessati ai quali la fondazione ha fornito una apposita certificazione di possesso dei requisiti, per i quali sarebbero previste quote associative annuali a prezzi calmierati.

Potrebbero essere previsti ulteriori strumenti di intervento anche nei confronti degli studenti delle due Università perugine, sopratutto nei confronti di coloro i quali provengono da famiglie non residenti e non in grado o parzialmente in grado di sostenere i costi del soggiorno degli studenti a Perugia: in tali circostanze la Fondazione potrebbe garantire l’erogazione di prestiti d’onore nei confronti degli studenti in questione mantenuti in base ai risultati accademici.

Tutti gli strumenti menzionati hanno trovato, come già detto, positivo riscontro in altre realtà del Paese, ma tutte derivano dalla necessità di creare il soggetto centrale, ovvero la Fondazione, e questo sarebbe un impegno politico di tutto rispetto per il prossimo Consiglio Regionale.

Silvio Turri Bruzzese