Trasporti

Trasformazione della E/45 in Autostrada? NO, grazie

La società attuale vive, e non possiamo nasconderlo, una forte crisi valoriale ed uno degli aspetti più pericolosi che spesso la caratterizza è la mistificazione della realtà. In diverse occasioni infatti vengono utilizzate tecniche comunicative che tendono a mimetizzare ed a minimizzare il vero obiettivo di un’azione. In questa ahimè ormai consolidata prassi, possiamo annoverare pure l’ipotesi di trasformazione in autostrada del tratto umbro della E/45. Dal punto di vista della sicurezza (problema di non poco conto visti i numerosi incidenti) forse sarebbe una possibile soluzione, ma al momento l’unica cosa certa sarebbe il pedaggio obbligatorio per tutti coloro che quotidianamente si trovano a percorrerla nei loro spostamenti locali. Infatti, “trasformare in autostrada” significa tassare di più i cittadini: i risvolti economici per il tessuto umbro, già da più parti martoriato, sarebbero disastrosi. Questo perchè, nel nostro contesto, “trasformare in autostrada” significa anche diminuire la libertà di spostamento e gli scambi commerciali: la E/45, prima di ogni altra cosa, è infatti divenuta negli anni l’unica via di inter-scambio e collegamento di molti centri urbani, anche in virtù delle condizioni spesso desolanti in cui versano, in termini di sicurezza e prevenzione, le restanti strade extra-urbane. Di conseguenza, il tratto umbro della E/45 non si configura come un’arteria che collega centri urbani di notevoli dimensioni (come forse dovrebbe essere), ma piuttosto costituisce la via capillare che ne permette un “vitale scambio di ossigeno”, tra l’altro anche garante delle fitte relazioni, non solo economiche, tra i diversi borghi medievali che caratterizzano il nostro territorio ben al di fuori dei confini regionali. Infine, “trasformare in autostrada” significa anche privatizzare: non abbiamo certo bisogno di nuovi (o vecchi) interlocutori che antepongano i loro interessi personali a quelli del cittadino: in altre parole, non vorremmo ripetere esperienze recenti (e ancora non passate) come ad esempio quelle che hanno visto numerosi Comuni della nostra regione districarsi tra numerose difficoltà nel gestire le diverse opere pubbliche pubbliche costruite a spese dei contribuenti (leggasi anche: parcheggi).

Rocco Russo

Mobilità Umbra su Linee Ferrate (di Paolo Moroni)

Frecciargento per l’Expo

Perché dire si al progetto di servire L’Umbria con convogli Alta Velocità per tutto il periodo dell’Expo.

L’esposizione universale che si terrà da aprile a ottobre in Milano sarà un evento di tale portata ed importanza che tutti gli stati accorreranno per presentarsi nella maniera più convincente ed accattivante possibile. In effetti l’Expo sarà una vera e propria vetrina sul panorama internazionale, darà visibilità alle nazioni partecipanti e potrebbe rivelarsi incredibilmente fruttuoso anche per quegli stati che come l’Italia stanno vivendo sulla propria pelle una situazione di stagnazione ed immobilismo industriale latente. Sta di fatto che anche le stesse realtà regionali sono invitate a partecipare e potrebbero quindi profittare dell’evento per mettersi in mostra, farsi conoscere e magari incrementare il turismo sia estero che interno. In Umbria questo l’hanno capito bene, infatti chi meglio della nostra regione può vantare un patrimonio, storico, culturale, agricolo ed industriale come il nostro?

L’Umbria è costellata di magnifiche città medievali, è ricca di ecosistemi particolari che permettono la produzione di prodotti agricoli estremamente peculiari ed ha anche un sostrato industriale fondato su piccole e medie imprese qualitativamente molto alto e ben radicato nel territorio. È positivo vedere come molte realtà sia del settore agroalimentare, che dell’artigianato ed anche enti pubblici come la stessa Università degli studi di Perugia, stiano collaborando fianco a fianco per portare le proprie eccellenze all’Expo, ma sorge spontaneamente una domanda: come possiamo garantire una connessione costante fra l’Umbria e Milano se di fatto manca un collegamento diretto, puntuale ed efficiente fra il nostro territorio e Milano?

La nostra regione vive da tempo immemore il peso di un isolamento costante e prolungato che ha reso qualsiasi collegamento con l’esterno sempre difficoltoso. Tuttavia la soluzione per interrompere questo perdurante disagio e collegare, anche solo in via sperimentale l’Umbria con l’Expo c’è ed è alla portata di mano, non si devono costruire nuove tratte ferroviarie né nuove stazioni o dispendiose opere infrastrutturali, basterebbe indirizzare uno, massimo due convogli di ETR 610 livrea Frecciargento nella tratta regionale Terontola-Foligno poiché quest’ultima connettendosi rispettivamente a nord con Arezzo Nord ed a Sud con Orte Sud si collegherebbe con la grande direttrice ferroviaria italiana dell’Alta Velocità che unisce Napoli a Torino passando per Milano. L’dea sarebbe pertanto quella di garantire un servizio ferroviario Alta Velocità,che ricopra l’intero arco temporale dell’Expo e che colleghi le nostre principali città con l’esposizione Universale in meno di tre ore e trenta; inoltre non è detto che una soluzione come questa non possa essere adottata in pianta stabile e permanente in futuro. Invece, per chi dubitasse della capacità delle nostre ferrovie interne di sopportare convogli alta velocità la risposta la trova direttamente nei treni Frecciargento ETR 610 che marciando a rango P, dove P sta appunto per Pendolino, sono equipaggiati con un dispositivo tecnico che gli permette di assecondare, inclinandosi, anche curve accentuate in tracciati montagnosi, rendendoli perfetti anche per le nostre datate vie ferrate.

Bisogna ricordare che l’Ateneo perugino ha ricevuto il prestigioso onere di gestire in prima persona uno spazio espositivo all’interno dell’Expo, quindi appare evidente come la creazione di un servizio Alta Velocità con Milano risulti estremamente necessario non solo per favorire ed incentivare il flusso di studenti da e verso l’Expo, ma anche per far in modo che un ipotetico turista o imprenditore straniero, che magari voglia conoscere quelle zone dell’Italia meno note all’estero, abbia la possibilità di raggiungere le nostre città in meno di tre ore e trenta. Una tale scelta,anche se presa solo in via sperimentale per un periodo limitato di sei mesi, incrementerebbe in maniera esponenziale gli interscambi fra le nostre realtà artigianali ed agroalimentari ed il mercato interno ma soprattutto internazionale, favorendo così il nascere di contatti con l’esterno ed opportunità.

Tommaso Vicarelli

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