Viticoltura

“Il vino ha dunque una vita più lunga della nostra? Ma noi, fragili creature umane, ci vendicheremo ingoiandolo tutto. Nel vino è la vita. (Petronio Arbitro, 27-66 d.c.)”.

Come vorremmo che queste parole proferite con veemenza da Petronio (Tito Petronio Nigro all’anagrafe), scrittore e politico romano, fossero oggi, a quasi 2000 anni di distanza, ancora la verità!

La realtà è purtroppo ben diversa.

Prodotti e processi ammessi per la vinificazione dei vini convenzionali

Acido citrico / Acido L(+)tartarico / Acido L-ascorbico / Acido L-malico D,L malico / Acido lattico / Acido metatartarico / Acidificazione tramite elettrodialisi a membrana bipolare / Albumina  d’uovo / Anidride solforosa (SO2) / Autoarricchimento tramite evaporazione / Autoarricchimento per osmosi inversa / Batteri lattici / Bentonite / Bicarbonato di potassio /Bisolfito di potassio / Bisolfito di ammonio / Carbonato di calcio / Carboximetilcellulosa (CMC) / Gomma di cellulosa (CMC) / Caseinato di potassio / Caseina / Carbone enologico / Chitina-Glucano / Chitosani / Citrato di rame / Colla di pesce / Cloridrato di tiamina / Biossido di silicio (Gel di Silice) / Scorze di lieviti / Elettrodialisi / Enzimi beta glucanasi / Fermentazione alcolica spontanea / Pastorizzazione rapida / Gelatine / Gomma arabica / Fosfato diammonico / Cremor di tartaro / Lieviti secchi attivi (LSA) / Lisozima / Mannoproteine dei lieviti / Proteine di origine vegetale ottenute dal frumento o dai piselli / Metabisolfito di potassio / Microfiltrazione tangenziale / Chips di legno di quercia / Mosto concentrato / Mosto concentrato rettificato / Polivinilpolipirrolidone (PVPP) / Enzimi per l’attivazione della pectinasi / Resine scambiatrici di cationi / Solfato di rame / Solfato di ammonio / Tannini enologici / Tartrato neutro di potassio.

Partendo dall’elenco qui sopra, che descrive con precisione molti dei componenti estranei all’uva che si trovano comunemente in una bottiglia di vino prodotta con tecniche, agronomiche ed enologiche, definite convenzionali, è doveroso sottolineare che le vigenti normative, che regolamentano il mondo del comparto vitivinicolo non obbligano i produttori, come avviene altresì per ogni alimento trasformato e commercializzato,  a dichiarare in etichetta o retro-etichetta ,tutti i prodotti estranei all’uva presenti nel liquido imbottigliato.

Tale incredibile incongruenza non permette al consumatore di conoscere quali e quanti adittivi sintetici o naturali dovrà inconsapevolmente assumere consumando ciò che gli viene propinato come vino. Molti dei componenti citati nella lista qui sopra sono oltretutto molto dannosi per l’organismo umano, alcuni di loro potenzialmente cancerogeniLa cosa davvero inconcepibile è rappresentata dal l’impossibilità, da parte di quel produttore che si avvalga di tecniche produttive agronomiche ed enologiche completamente o parzialmente naturali di dichiarare in etichetta o retro etichetta la totale assenza di elementi estranei all’uva aggiunti.

Le pratiche altamente invasive che permettono, ed in molti casi caldeggiano, l’utilizzo di decine di componenti esterni all’uva nei processi produttivi del vino, sono l’espressione di una mentalità industriale, legata al concetto di ricette precise e ripetibili, atte al soddisfacimento di esigenze puramente speculative che mal si adattano, anzi, palesemente contraddicono, la precisa vocazione della nostra piccola regione che lega indissolubilmente la propria storia all’eccellenza, alla tipicità, ai piccoli numeri, tutti concetti che in molti casi hanno reso famosa l’Umbria nel mondo.

Al fine di garantire l’eccellenza, la tutela dei consumatori, dei produttori che rigettando l’idea di facili profitti producendo vini il più possibile espressione del territorio della stagionalità ovvero rigettando tecniche invasive di sintesi, proponiamo l’istituzione di un codice etico che certifichi qualunque elemento esterno all’uva introdotto nel vino imbottigliato e permetta a chi lo produce senza l’aggiunta di alcunché di poterlo chiaramente scrivere sull’etichetta o la contro-etichetta della bottiglia posta in commercio. Alla stessa maniera, e nella tutela della immagine della regione, sarebbe auspicabile che ogni bottiglia ivi prodotta debba dichiarare TUTTI i componenti esterni all’uva aggiunti in qualunque modo all’uva in etichetta o contro-etichetta. Sì auspica altresì l’attualità  di precise strategie di promozione che nella tutela dell’immagine di regione verde d’Italia facciano conoscere nel mondo le più genuine espressioni del mondo vitivinicolo umbro “Made in Umbria“.

 Valter Ferrero